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Crema on line 1 giugno 2007 PDF Print E-mail

Nasce la fondazione Villa Obizza per salvare la villa di Bottaiano. Il Soprintendente: “Dopo il passaggio pubblico, troveremo i finanziamenti”
 
Arte - È l’unica villa settecentesca veneta di impianto palladiano in Lombardia, l’unica grande dimora storica lombarda realizzata secondo i canoni e gli stilemi architettonici delle famose del Veneto, considerate un patrimonio di tale valore storico-artistico da essere inserite nella World Heritage List dell’UNESCO già dal 1996.
Ma è anche in uno stato di tale abbandono e desolante sfacelo che rischia in ogni momento di crollare.
Per salvare Villa Obizza, dopo anni di tentativi e promesse, è stata finalmente trovata una soluzione tecnico-amministrativa abbastanza originale: costituire una fondazione mista pubblico/privato che acquisti l’edificio per poi inserirla nel piano dei provvedimenti d’urgenza da realizzare secondo il protocollo firmato in Provincia con la Soprintendenza ai Beni Architettonici delle province di Brescia, Cremona e Mantova.

Una soluzione che deve molto ad Agostino Alloni, che nei mesi scorsi ha ultimato tutti i preparativi per questo passaggio.
«Il 31 maggio ci sarà l’atto costitutivo della fondazione» racconta ai giornalisti il vicepresidente della Provincia, «poi entro il 14 luglio sarà acquistata la villa per 190 mila euro che passerà dal suo attuale proprietario alla fondazione».
La fondazione Villa Obizza è costituita dalla Provincia di Cremona, dal Comune di Crema, dall’Scrp, dai Comuni di Ricengo, Offanengo, Romanengo, Camisano, Pianengo, Capralba, Casale Cremasco, Madignano.
I privati coinvolti hanno messo 6.000 euro a testa, il pubblico 1.000 euro, Ricengo e Provincia 6.000 euro.
L’associazione “Amici di Villa Obizza”, che tanto ha fatto per sollevare e tenere viva l’attenzione sul problema, sarà rappresentata all’interno della fondazione da Elisa Foglia.
La Fondazione avrà il compito di recuperare architettonicamente l'edificio, ponendosi anche quale centro di promozione dei beni e delle attività culturali e interagendo con organismi nazionali ed internazionali anche al fine di sviluppare forme di collaborazione per esaltarne le qualità.

Ieri è stato in visita presso la villa anche il Soprintendente Luca Rinaldi (al centro nella foto sotto a destra mentre visita successivamente la mostra sul Manini alla Cittadella della Cultura: con lui il sindaco Claudio Ceravolo, l'assessore alla Cultura Vincenzo Cappelli, gli architetti Carlo Dusi e Marco Ermentini e Agostino Alloni), che ha evidenziato la forte spinta popolare per il salvataggio della dimora storica: «Con il passaggio in mano pubblica, sarà più facile trovare finanziamenti».

Intanto, però, subito 270 mila euro (circa) per il tetto. Trattativa privata, gestita direttamente dalla Soprintendenza, e in settembre si comincia. «In questo modo, avremo poi il tempo per pensare al resto del recupero, senza ulteriori danneggiamenti alla struttura interna».
Ci vorranno molti più soldi per far tornare all’antico splendore la villa: il primo a saperlo è Carlo Dusi, l’architetto progettista dei lavori che da tempo pensa a salvare questo splendido edificio. «Ora è impossibile immaginare cosa diventerà: quando finalmente l’avremo salvato, allora penseremo alla sua destinazione».

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